2. Fioretto quaresimale: preghiamo per i sacerdoti

Secondo venerdì di quaresima

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  • Il figlio onora suo padre e il servo rispetta il suo padrone. Se io sono padre, dov’è l’onore che mi spetta? Se sono il padrone, dov’è il timore di me? Dice il Signore degli eserciti a voi, sacerdoti, che disprezzate il mio nome. Voi domandate: «Come abbiamo disprezzato il tuo nome?». Offrite sul mio altare un cibo contaminato e dite: «Come ti abbiamo contaminato?». Quando voi dite: «La tavola del Signore è spregevole» e offrite un animale cieco in sacrificio, non è forse un male? Quando voi offrite un animale zoppo o malato, non è forse un male? Offritelo pure al vostro governatore: pensate che l’accetterà o che vi sarà grato? Dice il Signore degli eserciti. […] Non mi compiaccio di voi, dice il Signore degli eserciti, non accetto l’offerta delle vostre mani!.” (Malachia 1, 6-10)

In queste parole del profeta che accusano il degrado delle liturgie sacrificali officiate dai sacerdoti del tempio di Gerusalemme, possiamo intravedere oggi un riferimento agli abusi liturgici, all’ignoranza delle norme liturgiche, alla trascuratezza che tanti preti riservano alla liturgia. Dopo la riforma liturgica seguita al concilio Vaticano II si è scatenata una furia iconoclasta liturgica. Tutto ciò che si faceva prima della riforma, tutto ciò che aveva un sapore tradizionale, è stato improvvisamente proibito, rigettato, detestato. Così il decoro liturgico è venuto meno e si è aperta la strada alla provvisorietà del culto. Negli ultimi decenni si è rotta definitivamente l’unità liturgica della Catholica: chiesa che vai, liturgia che trovi. Da parte di molti preti e di molti laici è sempre più diffuso il disprezzo per la liturgia, conseguenza della relativizzazione di Dio. C’è un conformismo secolarizzante che porta l’uomo ad inventare a propria immagine il culto di Dio e quindi Dio stesso.

Sempre più sacerdoti non hanno fiducia nella struttura rituale della Santa Messa, nei suoi simboli e nei suoi ritmi, nell’ordo che la regola, così ergono l’improvvisazione e la spontaneità come unici riferimenti, per cui assistiamo di volta in volta a liturgie variegate e multiformi. Esse vengono spogliate del mistero, del senso del sacro, della centralità di Dio per lasciare la scena all’uomo. Al fine di rispondere all’ansia sclerotica dell’uomo moderno che deve sempre capire tutto, essere sazio di informazioni chiare e precise, ci troviamo ad assistere a liturgie sempre più razionalistiche in cui il celebrante ed i laici parlano ininterrottamente per spiegare tutti quei simboli e gesti liturgici che, in realtà, dovrebbero parlare da soli. In un tale contesto il vero protagonista della celebrazione, il Signore, rimane nascosto perché tutto lo spazio è preso dall’uomo che, per il timore che la liturgia risulti noiosa, introduce la spettacolarizzazione del culto con lo sdoganamento di gesti, simboli, suppellettili profani e un repertorio musicale azzardato e improprio. Il culto rivolto a Dio si trasforma così in intrattenimento rivolto al popolo: la liturgia degenera in uno show con l’applauso finale. La crisi liturgica ha inevitabilmente dei risvolti estetici: è una crisi dell’arte e dell’architettura sacra, della musica sacra, un rifiuto della bellezza del culto liturgico per abbandonarsi alla precarietà e alle forme indefinite della postmodernità. Tutto questo porta allo snaturamento della preghiera e della Santa Messa, dimenticando il fondamentale significato che essa riveste nella vita spirituale del cristiano. Cosi facendo si offusca il ruolo di Dio, ed i gesti di riverenza e adorazione verso di Lui scompaiono: sparizione della croce sugli altari; abbandono del latino; tagli a tutti quei momenti di silenzio che favoriscono la contemplazione e l’adorazione; inserimento di preghiere liturgiche non cristiane; confusione dei ruoli tra sacerdoti e laici; celebrazioni in luoghi impropri; trasformazione della Santa Messa in comizio; scomparsa della devozione. Nulla dovrebbe essere più importante nella vita di un cattolico che la Santa Eucaristia, eppure anche verso il Santissimo Sacramento ormai non c’è più rispetto, così i preti talvolta usano per la consacrazione sostanze diverse dal pane e dal vino; ragazzine o donne vengono chiamate al servizio dell’altare; laici non ordinati sono chiamati sull’altare a concelebrare; nascondimento del tabernacolo; distribuzione della comunione esclusivamente sulla mano (pratica che espone il Corpo di Cristo ad innumerevoli abusi); in alcuni casi la distribuzione dell’eucaristia viene autogestita direttamente dai laici. L’inconsistenza della struttura rituale del Novus Ordo che viene percepita come manipolabile e sfuggente, non identificabile, ha portato all’aumento esponenziale degli abusi liturgici, e alla perdita della devozione verso il Santo Sacrificio della Messa nel popolo di Dio, così il numero di coloro che lo frequentano si è ridotto drasticamente ed è ormai ai minimi storici.

Preghiamo dunque perché il Signore custodisca i nostri sacerdoti e infonda loro la forza di annunciare senza timore a tutte le anime la Verità della salvezza eterna:

O Gesù, sommo ed eterno sacerdote,
custodisci il tuo sacerdote dentro il Tuo Sacro Cuore.
Conserva immacolate le sue mani unte
che toccano ogni giorno il Tuo Sacro Corpo.
Custodisci pure le sue labbra
arrossate dal Tuo Prezioso Sangue.
Mantieni puro e celeste il suo cuore
segnato dal Tuo sublime carattere sacerdotale.
Fa’ che cresca nella fedeltà e nell’amore per Te
e preservalo dal contagio del mondo.
Col potere di trasformare il pane e il vino
donagli anche quello di trasformare i cuori.
Benedici e rendi fruttuose le sue fatiche
e dagli un giorno la corona della vita eterna.

Santa Teresa di Gesù Bambino

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