5. Fioretto quaresimale: preghiamo per i sacerdoti

Quinto venerdì di quaresima

5. priest3

  • Il Signore inizia il giudizio con gli anziani e i capi del suo popolo: «Voi avete devastato la vigna; le cose tolte ai poveri sono nelle vostre case. Qual diritto avete di opprimere il mio popolo, di pestare la faccia ai poveri?»” (Isaia 3, 14-15)

  • Dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e son preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura. Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com’è vero ch’io vivo, – parla il Signore Dio – poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge – hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge – udite quindi, pastori, la parola del Signore: Dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: chiederò loro conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così i pastori non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto” (Ezechiele 34, 2-10)

I profeti rimproverano ai sacerdoti e ai capi del popolo l’attaccamento alla ricchezza, l’opulenza e l’oppressione dei poveri. Si sono dimenticati di Dio per adorare se stessi e per fare il loro interesse. In questo nostro tempo la Chiesa e il clero vengono criticati per la loro ricchezza materiale, per la sontuosità dei paramenti, per la magnificenza dei luoghi di culto, per la preziosità delle sacre suppellettili, per la quantità di denaro e di beni immobili che possiedono trascurando la povertà evangelica. Tuttavia non si deve confondere la povertà con il pauperismo. La tanto sbandierata povertà evangelica non si riferisce a cosa si possiede, ma a come si possiede. Il povero non è colui che non possiede nulla, quanto colui che, pur possedendo, sa che quella ricchezza va considerata solo come mezzo per praticare il bene e avvicinarsi a Dio. Invece il ricco, in senso evangelico, non è colui che necessariamente possiede, bensì colui che è tanto pieno di sé da non saper far posto a Dio nella sua vita. La povertà è rapportarsi nel modo corretto ai beni materiali, nel senso che questi beni non possono e non devono essere considerati “fini” ma solo “mezzi”. Inoltre la maggior parte delle ricchezze possedute dalla Chiesa esistono grazie alla generosità dei fedeli, e ne permettono un’autonomia economica per svolgere liberamente la sua missione senza dovere dipendere da qualche realtà mondana. Il parallelo che è possibile tessere tra l’anatema dei profeti e la situazione ecclesiale odierna riguarda proprio l’atteggiamento di tanti chierici che considerano la ricchezza come un fine. Pensiamo alla confusione che recano nelle anime gli scandali finanziari che ciclicamente vedono coinvolti chierici, ordini religiosi, istituzioni ecclesiastiche di ogni ordine e grado. Come possiamo pensare di rendere ragione della nostra fede cristiana ai non credenti se siamo i primi a non essere coerenti con essa? Nulla scredita maggiormente la religione quanto la sua dissociazione dalle virtù morali. Pensiamo ai preti vanitosi che amano fregiarsi di titoli altisonanti, che bramano più ad una fascia paonazza o ad una veste filettata che alla salvezza delle anime. Tanti sacerdoti pensano solo alla carriera e impostano la loro missione nella Chiesa per dimostrare quanto sono bravi e belli agli uomini. Pur di ricevere ad ogni livello applausi e riconoscimenti questi preti percorrono le vie larghe e lastricate del secolo, adottano un comportamento mondano e si conformano al pensiero dominante. Rinunciano quindi a prendere la via stretta, ad essere scherniti sulla via del Calvario, ad essere un segno di contraddizione come la Croce, ad insegnare la vera dottrina della Chiesa di Cristo. “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l’anima sua?” (Matteo 16,26). Consideriamo inoltre quegli strani fenomeni di alcune realtà ecclesiali in cui al calare progressivo del numero dei fedeli, dei battesimi, delle vocazioni e della pratica della fede corrisponde un aumento del conto in banca e della ricchezza materiale. Un esempio è la Chiesa Cattolica in Germania, il secondo datore di lavoro nel paese dopo lo Stato Federale, una macchina burocratica perfetta il cui giro d’affari aumenta ogni anno per svariati miliardi di euro nonostante la grave crisi della fede, il calo della pratica religiosa e la confusione morale nel popolo di Dio che porta sempre più persone ad abbandonare il cattolicesimo.

Preghiamo dunque perché il Signore custodisca i nostri sacerdoti e infonda loro la forza di annunciare senza timore a tutte le anime la Verità della salvezza eterna:

O Gesù, sommo ed eterno sacerdote,
custodisci il tuo sacerdote dentro il Tuo Sacro Cuore.
Conserva immacolate le sue mani unte
che toccano ogni giorno il Tuo Sacro Corpo.
Custodisci pure le sue labbra
arrossate dal Tuo Prezioso Sangue.
Mantieni puro e celeste il suo cuore
segnato dal Tuo sublime carattere sacerdotale.
Fa’ che cresca nella fedeltà e nell’amore per Te
e preservalo dal contagio del mondo.
Col potere di trasformare il pane e il vino
donagli anche quello di trasformare i cuori.
Benedici e rendi fruttuose le sue fatiche
e dagli un giorno la corona della vita eterna.

Santa Teresa di Gesù Bambino

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