6. Fioretto quaresimale: preghiamo per i sacerdoti

Sesto venerdì di quaresima

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I suoi capi giudicano in vista dei regali, i suoi sacerdoti insegnano per lucro, i suoi profeti danno oracoli per denaro” (Michea 3,11).

I suoi sacerdoti violano la mia legge, profanano le cose sante. Non fanno distinzione fra il sacro e il profano, non insegnano a distinguere fra puro e impuro, non osservano i miei sabati e io sono disonorato in mezzo a loro” (Ezechiele 22,26).

I pastori sono diventati insensati, non hanno ricercato più il Signore; per questo non hanno avuto successo, anzi è disperso tutto il loro gregge” (Geremia 10, 21).

Molti pastori hanno devastato la mia vigna, hanno calpestato il mio campo. Hanno fatto del mio campo prediletto un deserto desolato, lo hanno ridotto una landa deserta, in uno stato deplorevole; sta desolato dinanzi a me. E’ devastato tutto il paese, e nessuno se ne dà pensiero” (Geremia 12, 10-11).

Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore. Perciò dice il Signore, Dio di Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io mi occuperò di voi e della malvagità delle vostre azioni. Oracolo del Signore” (Geremia 23, 1-2).

Al tema dell’avidità economica che abbiamo visto nella precedente riflessione si può collegare quello dell’avidità spirituale. I preti che si rifiutano di distribuire ai poveri in spirito i tesori spirituali che potrebbero salvargli l’anima, praticano una forma di avidità spirituale, una specie di menefreghismo religioso. È una sorta di oppressione delle anime deboli che le lascia prive della conoscenza di Dio. Il prete è colui che può e deve sciogliere le catene che tengono le anime legate al peccato e prigioniere del male. Si rendono responsabili della condanna eterna di innumerevoli anime quei preti che per paura, vergogna o conformismo ignorano i lamenti dei peccatori, schiavi del diavolo, rinunciando a dare loro l’annuncio evangelico o i sacramenti che salvano. Tanti preti oggi, per avere un’audience più ampia, preferiscono allinearsi al pensiero main stream globalizzato, dominato dal politically correct, rinunciando a testimoniare la Verità, a condannare determinati peccati, a predicare la retta dottrina, a celebrare degnamente il Santo Sacrificio, tenendo per sé i carismi e i doni salvifici che gli sono stati donati da Dio, in nome e per conto della Chiesa, nel giorno dell’ordinazione. Siamo di fronte ad una forma di egoismo spirituale che genera una concezione impiegatizia del sacerdozio, secondo le mansioni previste dal “contratto”, niente di più, niente di meno. Così i sacramenti vengono amministrati come fossero dei francobolli da incollare alle persone in coda, ma senza preoccuparsi di andare a cercare la pecorella smarrita, di coltivare ed accrescere la spiritualità e l’integrità morale dei fedeli. Questo conformismo alle logiche mondane porta tanti preti a trascurare i loro doveri verso Dio e a svolgere la missione sacerdotale con superficialità e sufficienza. Anche nel modo di comportarsi, di relazionarsi al prossimo o di vestirsi, molti preti sembrano orientati a cercare un consenso esclusivamente umano e terreno, e non esprimono minimamente quella tensione spirituale che dovrebbe essere connaturata alla loro vocazione, così non irradiano più intorno a loro sensazioni di spiritualità, trascendenza, sacralità, sapienza, speranza. Senza contare quei sacerdoti che, violando il sesto comandamento, conducono in vari modi una vita peccaminosa diventando motivo di scandalo tra i fedeli e le persone di buona volontà. Se tali preti non hanno intenzione di convertirsi tornando a vivere secondo la loro vocazione in obbedienza alle leggi divine, abbiano almeno la decenza di essere coerenti con se stessi e se desiderano persistere in tali condotte disordinate, che sono incompatibili con il sacerdozio cattolico, rinuncino all’esercizio del ministero affinché con i loro peccati non sporchino l’immacolata veste della Santa Chiesa di Cristo.

Il modello ideale di prete globalmente accettato è ormai quello impegnato socialmente per combattere la povertà, l’ingiustizia, il crimine organizzato, le disuguaglianze tra ricchi e poveri, il diritto alla salute: è un ecologista convinto, un pacifista attivo, un sindacalista. Cercare di migliorare le sofferenze materiali dei fratelli nella fede, e di chi vive nella difficoltà, è certamente un comando evangelico, ma esso non può essere disgiunto dall’annuncio della Verità. Un prete dovrebbe essere prima di tutto il datore della speranza evangelica, della salvezza eterna e della ricchezza spirituale, non esclusivamente un datore di lavoro, di denaro o di aiuti materiali. Rispose Gesù a Satana tentatore citando il Deuteronomio: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Matteo 4, 4). Non dimentichino i presbiteri, come ricorda il concilio Vaticano II, che essi “esercitano il loro sacro ministero soprattutto nel culto eucaristico”, oltre al “ministero della riconciliazione e del conforto a favore dei fedeli penitenti o ammalati” e ad affaticarsi “nella predicazione e nell’insegnamento […] insegnando ciò che credono, vivendo ciò che insegnano” (Lumen gentium, 28). Un prete non può essere assorbito esclusivamente dagli impegni materiali, organizzativi o caritatevoli. Per esempio: garantire il rispetto dei diritti umani è un alto esercizio della carità cristiana solo quando essi sono messi al servizio di una visione cristiana della vita umana. Tali diritti non possono essere idolatrati e non devono in alcun modo offuscare, sovrapporre o contrastare i diritti di Dio. “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Giovanni 14, 27). Le sofferenze umane, che sono il frutto del peccato e della caducità del mondo, non si risolvono affidandosi esclusivamente ai mezzi materiali, ma anche e soprattutto con la perseveranza nella vita spirituale, con l’insegnamento delle verità di fede, della retta morale, aprendo l’anima umana all’eternità, infondendo nelle persone la grande speranza di una realtà nuova e radicalmente diversa da quella terrena: il Regno dei Cieli.

Preghiamo dunque perché il Signore custodisca i nostri sacerdoti e infonda loro la forza di annunciare senza timore a tutte le anime la Verità della salvezza eterna:

O Gesù, sommo ed eterno sacerdote,
custodisci il tuo sacerdote dentro il Tuo Sacro Cuore.
Conserva immacolate le sue mani unte
che toccano ogni giorno il Tuo Sacro Corpo.
Custodisci pure le sue labbra
arrossate dal Tuo Prezioso Sangue.
Mantieni puro e celeste il suo cuore
segnato dal Tuo sublime carattere sacerdotale.
Fa’ che cresca nella fedeltà e nell’amore per Te
e preservalo dal contagio del mondo.
Col potere di trasformare il pane e il vino
donagli anche quello di trasformare i cuori.
Benedici e rendi fruttuose le sue fatiche
e dagli un giorno la corona della vita eterna.

Santa Teresa di Gesù Bambino

FINE

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