Meditazioni per l’Avvento – prima settimana

VIENI E SALVACI

 

«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

(Isaia 40, 3-5)

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Nell’Avvento attendiamo la venuta del Signore.

Senza separarle l’una dall’altra la liturgia dell’Avvento distingue una duplice venuta di Cristo.

La prima venuta quando il Figlio di Dio è sceso sulla terra incarnandosi nel seno della Vergine per opera dello Spirito Santo. Lo stesso Figlio di Dio che duemila anni fa è nato al mondo, è nato oggi, nascerà domani, nascerà nel corso della storia della redenzione, su questa terra, in ogni anima, e vi prenderà forma durevole. Perciò tutto il tempo presente, per la Chiesa nella sua totalità e per ogni singola anima, è il tempo della prima venuta del Signore, un avvento, un periodo di aspettativa, di desiderio, un periodo nel quale Cristo deve formarsi in noi, riempirci del suo Spirito e della sua vita, e prepararci alla redenzione finale, alla seconda venuta di Cristo.

Nella seconda venuta, nel ritorno alla fine dei tempi, egli apparirà con la sua potenza per concludere la sua opera di redenzione, e chiamare i suoi a partecipare alla sua perfetta felicità, a godere della vita eterna. Questa venuta del Signore è la venuta per il giudizio finale. «Gli uomini verranno meno dallo spavento nell’aspettazione delle cose che staranno per accadere; poiché le potenze dei cieli saranno sconquassate, e allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra una nuvola con grande potenza e maestà» (Lc 21, 25-33). Questa venuta del Signore per il giudizio finale costituisce lo sfondo della celebrazione liturgica dell’Avvento e dev’essere sempre tenuta presente.

In primo piano sta la venuta del Signore nella grazia. Ma anche questa venuta nella grazia prelude già alla venuta in giudizio, anzi assume essa stessa il carattere di giudizio. Il Signore viene infatti per vincere Satana e per fondare il regno di Dio, della giustizia e della santità, nella sua Chiesa, nelle anime e nel mondo. Perciò bisogna che anche noi partecipiamo al giudizio su noi stessi: «gettiamo via le opere delle tenebre e rivestiamo le armi della luce. Comminiamo come in pieno giorno e rivestiamoci del Signore Gesù Cristo» (Rm 13, 11-14). Con ciò la liturgia ci dà il programma dell’Avvento. Non si tratta di un’esigenza dappoco: deporre le opere delle tenebre e lasciarsi compenetrare e riempire la vita, dallo spirito, dai principi e dalla santità di Cristo.

La prima venuta di Cristo abbraccia tutta la redenzione iniziata oltre duemila anni fa con l’incarnazione del Figlio di Dio e che continuamente si opera e continuerà ad operarsi. Questa prima venuta racchiude in sé tutto il tempo presente e insieme è introduzione e preludio alla sua seconda venuta per la redenzione finale, quando potremo entrare con il Signore nella gloria celeste: «Levate il capo perché la vostra redenzione è vicina».

La prima venuta di Cristo con la sua grazia è per la liturgia, passato e misericordioso presente: il Signore scende tutti i giorni nella Chiesa e nelle anime per mezzo della celebrazione della Santa Messa. La liturgia vede nella prima venuta secondo la carne, anche la venuta del Signore nelle anime. Perciò la venuta di Cristo, nell’Avvento, è sempre una presenza palpabile. La liturgia ci porta all’altare. Là, nella prima parte della Messa, «aspettiamo» pieni di fede e di desiderio la venuta del Signore che ha luogo nella transustanziazione e nella comunione.

La prima venuta del Signore è un presente nella liturgia anche perché il Signore, apparso tra noi per la prima volta nella mangiatoia di Betlemme e che appare ogni giorno nel Sacrificio della Messa, continua a vivere e ad operare ininterrottamente nella sua Chiesa; come il capo nelle sue membra, la vite nei tralci: nella totalità della Chiesa, nel suo capo visibile, il Papa, i vescovi, nei sacerdoti, in ogni singolo battezzato. Noi crediamo in questa misteriosa, misericordiosa vicinanza del Signore; apriamo il nostro cuore e il nostro spirito al Redentore che opera nella Chiesa e lasciamoci prendere completamente da Cristo affinché Egli nasca e si formi in noi: «Rivestitevi del Signore Gesù Cristo».

Nel tempo dell’Avvento la liturgia ci propone due figure chiave: Giovanni Battista e la Vergine di Nazareth.

«Fate penitenza!». Il Battista è un uomo che per seguire la missione ricevuta da Dio ha abbandonato tutto e si è ritirato nel deserto. È un uomo spirituale, di vita interiore, di silenzio, di intimo rapporto con Dio. Ha abbracciato una seria abnegazione, la rinuncia e la penitenza. È l’uomo dell’indefettibile fedeltà al dovere, della fede in Gesù, dell’umiltà. Egli prepara la via al Signore, nel proprio cuore e nel cuore degli altri. È la personificazione dell’Avvento. Un esempio per noi, una via! In questo tempo di attesa ci riconosciamo peccatori, sentiamo la nostra impotenza, la nostra natura corrotta, peccatrice, impura, indegna; sentiamo di essere da soli incapaci di strapparci alla nostra indicibile miseria, alla nostra indegnità, alla nostra lussuria, incapaci di evitare il peccato, di domare la sensualità e le passioni, di sottomettere il nostro spirito. Abbiamo bisogno di un Redentore e, spinti dalla sensazione di questo bisogno, gridiamo: «Scuoti la tua potenza, o Signore, e vieni». Gli andiamo incontro e appianiamo al Signore che viene la via dell’anima nostra con la mortificazione, la penitenza, la vigilanza, la preghiera. Il Battista ci è modello, ammonitore, guida.

«Guarda la vergine». Ella, piena di umiltà, di fede e di totale abbandono, risponde il suo «fiat» al desiderio e alla volontà dell’Altissimo. «E il verbo si è fatto carne». Ecco la grande comunione della Vergine di Nazareth! Ora essa è la corredentrice, la causa della nostra gioia, la portatrice di Dio e della salvezza. Maria è, per la liturgia, un Avvento vivente a cagione della sua purezza, della sua intima unione a Dio, del suo santo silenzio, della sua preghiera, dell’obbedienza, dell’attesa e dell’amore. «Guarda la vergine», il modello, il simbolo, il prototipo della Chiesa e di noi stessi.

In questo modo l’Avvento apre alle nostre preghiere e alle nostre riflessioni un mondo ricco di opere, di misteri, di modelli, di esempi, di pensieri e di incitamenti. Essi sono destinati a seminare, a sviluppare, ad approfondire e ad aumentare in noi lo Spirito dell’Avvento.

Camminiamo con fiducia e speranza sulla strada dell’Avvento per andare incontro al Signore che viene!

Tratto da: BAUR, Benedetto, OSB, Luce dell’anima. Meditazioni liturgiche per tutti i giorni dell’anno. I. Tempo di Avvento e di Natale, Casa Editrice Herder, Roma, 1966, pp. 3-6.

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