Shock theology: strategie del non pensiero

Alcuni mesi fa Guido Vignelli ha divulgato il saggio “Una rivoluzione pastorale”, in cui mostrava come fosse possibile cadere nelle braccia del relativismo, senza quasi avvedersi della cosa. L’autore si riferiva in particolare alla teoria del Trasbordo Ideologico Inavvertito, formulata da Plinio Correa de Oliveira e per certi versi rinvenibile nel massiccio ricorso a “parole talismaniche” all’interno del dibattito sinodale sulla famiglia.

Nel saggio della nostra Associazione (ASBB), “La via esoterica al transgenderismo”, inserito nel primo libro di Campari & De Maistre, “Pensieri Controrivoluzionari”, abbiamo invece ricordato la Teoria della Trasformazione Culturale di Riane Eisler, secondo la quale il sistema assiologico attuale può essere radicalmente sostituito, col semplice ricorso alla disseminazione caotica e costante di nuove teorie. I due modelli si assomigliano, benché non coincidano. Plinio infatti ritiene che la diffusione di una filosofia relativista “prepara l’animo alla professione esplicita dell’ateismo” (Una rivoluzione pastorale, p. 93).
La Eisler invece intende il ricorso al relativismo quale mezzo per l’instaurazione di un nuovo modello di valori, ed è un procedimento che l’autrice caldeggia al fine di riprogrammare la cultura contemporanea, specie in ambito sessuale (Pensieri Controrivoluzionari, p. 80).
Nell’uno come nell’altro caso i cattolici hanno di che riflettere, la modifica culturale sembra avanzare in modo programmatico e tattico, cavalcando gli ambiti tangenti le sfere sessuali e familiari.

shock-doctrine

Quest’oggi vorrei proporre, quasi a modo di gioco, un terzo modello che mi pare rinvenibile, sebbene finora nessuno lo abbia rivendicato. Ne trovo traccia leggendo “Shock economy” di Naomi Klein, un libro inchiesta contro i disastri del capitalismo. La tesi del testo è lineare: l’ultimo mezzo secolo ha visto la diffusione del capitalismo, realizzata sfruttando il meccanismo dello shock, considerata dalla Klein una vera e propria shock-terapia a livello geo-politico. I tre generi di shock adoperato sono quello del colpo di Stato, quello del “trattamento capitalista di Milton Friedman” e quello delle tecniche di tortura (p. 85). Ci interessa la tecnica di Friedman, “il genere di crisi che Friedman aveva in mente non era militare, ma economica. Comprendeva bene che, in circostanze normali, le decisioni economiche sono prese in base ai conflitti tra interessi divergenti… tuttavia se una crisi economica è abbastanza grave – un crollo della valuta, un crac del mercato, una forte recessione – mette in secondo piano tutto il resto, e dà carta bianca ai leader per fare tutto ciò che è necessario (o ritenuto tale) spacciandola per risposta a un’emergenza nazionale. Le crisi sono, in un certo senso, zone franche della democrazia: momenti in cui le regole normali del consenso vengono sospese” (p. 162). Tale dinamica va compresa alla luce delle tesi di Friedman stesso: “Solo una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento. Quando quella crisi si manifesta, le azioni intraprese dipendono dalle idee che sono in circolo. Questa, io credo, è la nostra funzione basilare: sviluppare alternative a politiche esistenti, tenerle in vita e a disposizione finché il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile” (pp. 161-162).
In tale senso è chiaro che il guru della Scuola di Chicago aveva in mente “una tecnica psicologica prima ancora che economica” (p. 193).

Risulta molto interessante tale approccio e sembra adatto a descrivere il clima da shock-terapia che il cattolicesimo sta vivendo negli ultimi semestri, quasi una “shock-theology” – se reale o solo percepita per effetto mediatico, ditelo voi – la quale, quand’anche non varrà a toccare punti forti della dottrina, ha già sortito un effetto di confusione e sgomento che potrebbe indurre, e ha già indotto alcuni pastori, a scelte un tempo ritenute impossibili. Una vera e propria crisi spirituale, tremendamente propagandata, che mette i leader in condizione di fare tutto ciò che è necessario o ritenuto tale, con buona pace della democrazia e cioè – nella nostra metafora – del popolo di Dio. L’accostamento tra il saggio kleiniano e la mia rilettura è ovviamente allegorico e non provato, non so dire cioè se ci sia davvero un progetto di shockterapia a monte dell’attuale contesto. Certo impressionano i parallelismi e dunque la combinazione dei tre paradigmi qui presentati – Trasbordo Ideologico Inavvertito, Teoria della Trasformazione Culturale e Shock Theology – configura un cocktail micidiale per la Catholica.

Nella lettura della giornalista, poi, il progetto friedmaniano avrebbe uno specifico sapore palingenetico, “Friedman credeva che, quando un’economia è profondamente distorta, l’unico modo per tornare allo stato edenico, di pre-caduta, fosse quello di infliggere deliberatamente degli shock dolorosi” (p. 61). Di nuovo, è quantomeno curiosa la corrispondenza tra i progetti di restaurazione e di ritorno alle origini sollevati da Friedman e quelli vagheggiati dai luterani, dai modernisti, dai progressisti e affini. Evidentemente attingono tutti, non dico da un piano politico condiviso, ma da un pensiero anti-tradizionale, critico e idealista. Da ultimo, la Klein collega le tesi di Fukuyama sulla “fine della storia” alla situazione geopolitica post-guerra fredda, sostenendo che nel celebre discorso dell’89 il filosofo “non stava realmente dicendo che non c’erano altre idee al mondo, ma solo che, con il collasso del comunismo, non c’erano altre idee altrettanto potenti da poter rivaleggiare testa a testa col capitalismo” (p. 288). Intuizione allarmante, sia in senso politico che in senso teologico: in senso politico, perché suggerisce quanta forza e influenza i capitalisti potranno vantare nella nostra epoca (e qui è di casa qualsivoglia allusione a Negri, Gotti Tedeschi, Obama, Vatileaks, dimissioni di Benedetto XVI e compagnia), in senso teologico perché sembra delineare una sfida apocalittica tra la Chiesa – che si vuole teologicamente shockata, culturalmente trasformata e inavvertitamente trasbordata – e un nuovo grande e incontrastato avversario dalle mire non solo economico-militari, ma gnostico-palingenetiche (il ritorno a un pre-caduta), un vero e proprio avversario spirituale per la Catholica, un antagonista che abbia la pretesa di non avere più ostacoli, né nel comunismo, né nella Societas Perfecta romana. Sono solo intuizioni accatastate, sarà nostro compito approfondirne ulteriormente portata e conseguenze.

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