Decalogo di resistenza spirituale

Il sito di Messa in Latino ha riportato un elenco di suggerimenti che un autore anonimo ha compilato per indicare ai cattolici quale debba essere la giusta forma di resistenza contro la crescente confusione dei tempi correnti. La riproponiamo pari pari, ritenendola altamente preziosa. Ci piacciono soprattutto gli appelli a coltivare una forte base spirituale – origine e sostegno di tutta la vita cattolica – e a curare un dialogo colto, equilibrato e ben formato tanto con gli acattolici quanto con i cattolici modernisti.

***

Che fare per reagire?

1) Innanzitutto prendere atto che questa è la situazione e assumersi la responsabilità che ci compete per la porzione di azione che possiamo svolgere. 

2) Evitare l’isolamento e cercare di raggrupparsi con i propri simili attraverso soprattutto la frequentazione della Messa in Rito Romano Antico, per evitare in modo particolare di cadere nello zelo amaro, nelle sterili lamentazioni e talvolta anche per evitare di perdere lucidità. Se possibile riuscire a creare “ambienti”. 
 
3) Riguardo alla porzione di azione che possiamo svolgere questa non deve sorpassare la nostre forze e le nostre competenze: cioè non dobbiamo né possiamo pretendere di risolvere i problemi della Chiesa né della società, né occuparci di quel che non sappiamo.

E’ rivoluzionario mettersi laddove non dobbiamo stare: anche se lo facciamo a fin di bene.

4) Le nostre competenze e la nostra preparazione devono crescere come deve crescere, ancor più necessariamente la nostra formazione spirituale poiché sappiamo che la sfera naturale è alimentata da quella soprannaturale. 

4.1 La formazione spirituale è la base e passa attraverso l’umiltà di porsi come strumenti di Dio e non come presunti mazzieri di Dio.
Quindi: preghiera, Messa (meglio in rito romano antico), adorazione, meditazione e buone letture spirituali e buona conoscenza dottrinale. Il cattolico non è colui che cita a ogni evenienza il magistero col copia-incolla, ma colui che conoscendolo, respirandolo, lo vive, lo interiorizza e riesce a rielaborarlo con le sue parole utilizzandolo al momento giusto con le parole giuste.

4.2 La formazione culturale deve avere un doppio taglio: apologetico e positivo.
Per entrambe le cose occorre farsi una cultura di largo respiro, umanistica e scientifica che eviti di far sentire il cattolicesimo come limitato, parziale asfittico e soffocante.

4.3 Cultura apologetica significa avere la capacità di conoscere il nemico e quel che insegna e come si muove, e al contempo difendere – secondo verità (non con altri falsi) l’espressione storica del cattolicesimo, il pensiero e la fede cattolica in modo adeguato, smontando i falsi e correggendo soprattutto il modo sbagliato con cui viene guardata e osservata.

4.4 Questo lavoro ha un taglio eminentemente psicologico se vuole essere efficace.
La Rivoluzione prima di trionfare sui fatti, trionfa sulle idee e prima di trionfare sulle idee trionfa su tendenze e mentalità.
Se non riusciamo a ribaltare tendenze e mentalità, e si tratta di una operazione eminentemente culturale, non arriveremo da nessuna parte.
Buon senso, senso comune e principio di evidenza e senso della realtà sono stati alterati mostruosamente: non è più sufficiente dire a chi non crede o crede male (e sono tanti): “non si fa così perché la Chiesa o Gesù lo proibiscono, non vogliono”, ma si deve dimostrare loro che queste cose sono sbagliate, sono il male e per questo motivo Gesù e la Chiesa la proibiscono e per lo stesso motivo insegnano di fare altre determinate cose.
Occorre meditare e far proprio il principio che un concetto non è vero perché lo afferma Gesù ma, poiché è vero in sé, Gesù lo afferma.

4.5 La formazione culturale in positivo significa essenzialmente questo: smettere di porre il cattolicesimo come una parte contro un’altra parte, perché non è questa né la strategia giusta né la verità. Si tratta di far capire che il Cattolicesimo non solo è verità, ma è la totalità della realtà, verità che vivifica ogni realtà: personale, sociale, ogni aspetto della vita nello stesso modo con cui una persona respira.

Le persone si ritraggono se sentono nel cattolicesimo un aspetto di parte o settario.
Ripeto il concetto, perché è fondamentale: il cattolicesimo esprime non una parte ma la TOTALITA’ DEL REALE.

Questo significa essere il sale della terra: cioè dare sapere a tutte le realtà terrene, a vivificarle ordinandole nel modo giusto.

Dallo sport all’arte, dalla letteratura allo spettacolo, dalla filosofia alla scienza.

Gli pseudomistici che si concentrano su magistero, rivelazioni, fustigazioni, castighi in nome di Dio, che partano dal soprannaturale per ingabbiare o delegittimare a modo loro (poi) le realtà terrene sono estremamente nocivi.
Noi non siamo puri spiriti e alla eternità ci prepariamo usando bene il nostro corpo e i beni di questo mondo (imparando, al tempo stesso, a rinunciarvi quando dovesse essere necessario o dovesse capitare).
Chi ci vuol rinunciare vada in clausura, ma non parli alla società.

4.6 Non mostrarsi aggressivi: le persone con cui abbiamo a che fare sono state “violentemente” ma radicalmente ed efficacemente disarmate.
E tra di loro occorre discernere: persone comuni vittime più o meno in profondità della propaganda e della mentalità rivoluzionaria ma che non hanno esplicite velleità anticattoliche (che sono i più); persone che si collocano a metà strada con elementi di forte ostilità e altri su cui sono più aperti; elementi consapevolmente e coerentemente operanti contro il cattolicesimo.
Con la prima categoria possiamo dialogare, con la seconda dipende dai casi, con la terza ogni dialogo è impossibile e va escluso.

4.7 In ogni caso il dialogo lo può condurre solo chi è in grado di saperlo condurre, cioè capace di portare l’interlocutore alla contraddizione, o dimostrargli l’errore del suo ragionamento o delle sue informazioni per poi lasciarlo libero di accettare la verità (cosa che può avvenire anche dopo un notevole lasso di tempo).
Ogni tentativo di forzare i tempi e far ammettere che sbaglia rischia di vanificare tutto.
La persona va aiutata a raggiungere la verità, ma il salto decisivo deve avvenire attraverso una sua libera e autonoma decisione.

4.8 Anche il mondo cattolico, pressoché quasi totalmente modernista deve essere affrontato nello stesso modo.
Ci sono i piccoli, quelli che anche sbagliando, credono male ma che è bene non scandalizzare se si dovesse rischiare di far perdere loro il brandello di fede che hanno.
Ci sono i pigri e gli abitudinari che sono capaci di accettare tutto e il contrario di tutto perché a loro tanto non cambia nulla, che andrebbero svegliati (impresa ardua), poi c’è la realtà dei quadri piccoli, medi e grandi che all’interno della Chiesa si fanno banditori della sua sovversione.
Qui tutto dipende dalla buona fede dell’interlocutori: non pochi modernisti sono tali per obbedienza, o perché non hanno ricevuto altra formazione.
Qui, fondamentale è sia l’apertura mentale dell’interlocutore, sia la buona fede.
Ovvio che con coloro si può dialogare, con gli altri no.

4.9 Il cattolico che è fedele alla Tradizione usa le parole giuste nel loro corretto significato (la guerra delle parole va combattuta e vinta), ma non un ha un suo gergo, non ha una gestualità particolare, non deve esibire niente di particolare, né deve ostentare gusti retrò dando l’impressione di essere solo una reazione cerebrale di un errore contro un altro errore, né deve dimostrare di essere più “devoto” degli altri.

4.10 La conversione per attrazione è fondamentale, ma non solo per lo stile di vita ma anche per la forza logica dei contenuti che il cattolico deve saper utilizzare a difesa e nell’esposizione della fede e della visione cattolica della realtà.
Occorre saper dare non solo le risposte giuste, ma nel modo giusto.

4.11 Il cattolico fedele alla tradizione deve acquistare non tanto e non solo lo spirito guerriero ma quello missionario, mosso dalla volontà di trovare i modi, diversi da persona a persona, per portare le persone a Cristo e non per convincerli delle proprie idee.

4.12 Chiedersi e verificare sempre se, in una controversia o in uno scritto anche su FB, se quel discorso, oltre ad aver difeso la verità, è stato fatto nell’interesse dell’anima della persona cui è rivolto.

4.13 Non essere semplicisti e non accontentarsi di capri espiatori tipo: è colpa del Concilio, è colpa dei comunisti, è colpa della Massoneria, è colpa di Bergoglio e simili.
Tutti questi elementi hanno o possono avere grandi responsabilità rispetto alla situazione attuale ma la crisi attuale non è riducibile a un unico o a due-tre responsabili.

La crisi è complessa e la complessità va sciolta nei suoi tanti fili che la compongono, tenendo presente che talvolta anche i nostri atteggiamenti e anche certe nostre risposte invece che costituire una risposta alla crisi la riflettono in una dimensione diversa e speculare.

4.14 Evitare di ridurre la crisi alla esclusiva azione preternaturale.
Certamente il demonio sta alla radice e muove i fili, ma lo fa in modo eminentemente naturale, intellettuale, logico.
Dobbiamo tenere per certo che dietro il male c’è lui, ma alle vicende nella loro dimensione naturale non si risponde con esorcismi, citazioni di profezie e rivelazioni ma con logiche naturali, di una logica naturale illuminata, come deve essere dalla fede.

5) La consapevolezza che il grosso dei preti e della Gerarchia sono gli odierni eredi degli “Intrus” è fondamentale: occorre saper imparare a dire loro no, quando quel che chiedono non serve o danneggia la fede e la società. 

Ma non deve far venir meno il rispetto loro dovuto come ministri di Cristo, né dobbiamo delegittimarli perché non c’è cosa più rivoluzionaria dei laici che si sostituiscono ai preti e delle piazzate rivolte anche contro preti indegni. P.M.

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