Festival dell’Oriente a Brescia

Panoramica

Nelle giornate del 28, 29 e 30 settembre anche a Brescia è arrivato – per la prima volta – il Festival dell’Oriente, ospitato al Brixia Forum. Sono andato a visitarlo, non tanto per una passione legata alle terre asiatiche, quanto per il desiderio di vedere quali trend culturali stiano arrivando in città. O anche, quali gusti siano già presenti nel bresciano e come si stia muovendo il desiderio culturale e spirituale.

Il Festival si presenta non privo di elementi kitsch, nota del resto caratteristica di una buona fetta del mondo orientale, e si configura in primo luogo come un grande evento commerciale. Peraltro la qualità dei prodotti offerti è molto discutibile e le bancarelle tendono a ripetersi uguali e poco originali.

Nella sala sono presenti tre palcoscenici ove si alternano spettacoli e presentazioni di vario genere: danze, lotte, musiche, piccole dimostrazioni.

Deludenti anche i chioschi di street food, ma non credo che questo interessi ai nostri lettori. Veniamo alle considerazioni. Prima quelle positive e poi l’affondo.

Elementi interessanti, dal punto di vista liturgico e cerimoniale

Può essere interessante osservare la cultura orientale per riscoprire il peso degli elementi rituali e di alcune costanti religiose. Soprattutto è interessante scoprire quanto affascinino alcuni elementi di religiosità ormai denigrati all’interno della cultura cristiana.

Ne cito tre.

Il primo è il senso di sacrificio: lo spazio dedicato alla meditazione buddhista guidata è adornato da una bancarella di testi, il cui contenuto ripete continuamente il valore di una vita sacrificata e dura al fine di purificare e far emergere la qualità autentica di un vissuto spirituale (ovviamente prescindiamo da cosa intenda un buddhista nello specifico a riguardo).

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Il secondo è il legame tra icona e preghiera: nei vari punti dedicati alla realizzazione di tatuaggi henné è precisato il valore rituali di tali tatuaggi e il fatto che spesso le donne pregavano mentre li realizzavano. Impossibile non pensare alle icone ortodosse. Anche qui, è chiaro che si tratta di realtà molto diverse, ma mi incuriosisce confrontare lo scetticismo che accompagna certe tradizioni cristiane con l’entusiasmo che invece ci apre a tradizioni orientali esternamente molto similari alle nostre.

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Il terzo e più interessante fenomeno è stato assistere alla spiegazione della giapponese cerimonia del tè . Chi conosce bene il rito della Messa tridentina, non può non notare quante somiglianze si diano tra alcune parti della Messa – per esempio offertorio e abluzioni – e la cerimonia del te: la ritmicità, la sequenza rigida e composta dei gesti, i movimenti apparentemente inutili, la cura e la precisione dei passaggi, l’uso specifico dei singoli oggetti, addirittura una certa numerologia basata sul due e sul tre (due giri di tazza, tre sorsi). Risulta fortissima l’impressione che nella riforma paolina, al di là delle possibili considerazioni teologiche, abbiamo perso soprattutto il forte senso cerimoniale con tutto ciò che esso comporta.

 

Elementi problematici per la cultura e la fede

Veniamo ora agli elementi problematici, quelli che effettivamente intuivo sarebbero stati presenti e mi hanno indotto a visitare la mostra.

Tutto si riduce a una domanda: cosa è per noi occidentali l’Oriente? L’Oriente per noi è un’alternativa alla religione cristiana e alla cultura scientifica europea, un insieme di tecniche e pratiche confuse eppur affascinanti che hanno il compito di semplificarci la vita e dissipare le tensioni e i problemi che ci aggravano.

A cosa si riduce tutto questo? A una serie di proposte, molte delle quali di per sé ben poco orientali, che possiamo etichettare come esoteriche e magiche. L’Oriente per noi è in fondo una variabile all’offerta magico-esoterica, residuo dell’avvenuta demolizione delle nostre tradizioni.

Ciò spiega la presenza, tra vari stand di massaggi gratuiti, di uno stand di massaggio sull’amaca, legato alla Dianetics e quindi alla pratica psico-mitologica di Scientology.

Vi sono poi gli spazi in cui si pratica la lettura della immagine aurica, per scoprire quale sia l’aura energetica emanata dal nostro corpo.

In ogni angolo si trovano cartomanti, tarocchi, indovini capaci di leggere nel carbone, nella sabbia e insomma un po’ ovunque il tuo futuro – due domande 10 euro!

Vi è lo stand dei Pellerossa che vendono gli Acchiappasogni e il banchetto esoterico con tanto Rudolf Steiner, i tarocchi occulti del satanista Aleister Crowley, la storia di Gesù in India.

Potete incontrare personalmente la misteriosa Kristina Hanzic, esperta di Geomantija, il cui desco è sormontato da un’iscrizione di sapore modernista:

Tutto ciò che incontriamo nella vita dipende da cosa abbiamo annunciato proprio nella più completa solitudine. Il nostro appoggiarsi nella Parola, il dire, ovvero ciò che stiamo dicendo, annunciando, ci indica dove stiamo andando. Noi procediamo dall’infinito e andiamo verso l’infinito.

Qua e là monaci in abiti tradizionali vendono le campane tibetane per aprire i chakra.

Per capire il senso di tanta confusione, bisogna poi fermarsi allo stand (ce ne sono due o tre) della cannabis legale. “E’ legale perché contiene THC solo allo 0,2%… possiamo venederla a tutti senza limiti di età… noi non vendiamo erba da fumare, ma essenze per uso domestico… è il cliente che sceglierà se fumarla o meno”. Tra le proprietà principali di questa droga depotenziata, quelle rilassanti.

La ricerca di relax, ecco dunque il punto, la ricerca di qualcosa che liberi dallo stress quotidiano. E cosa c’è di meglio, per chi esce dagli uffici e dai ritmi della tecnocrazia, di un bel bagno nel presunto Oriente? nel relax irrazionale e impersonale?

Come volevasi dimostrare: il Festival dell’Oriente è una grande finestra mitologica, piena di profumi e colori anche curiosi e affascinanti, attraverso cui l’occulto e il sincretismo, l’ateismo e la mitologia fanno irruzione nelle nostre città sempre più stressate e sempre meno identitarie.

Siamo avvisati.

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