Un cattolicesimo senza Cristo?

Forse un ostacolo a questa proposta formativa, mons. Beschi, deriva dal fatto che a volte si sente dire che parlare di famiglia ‘a tutto campo’ (psicologia, antropologia, sociologia, bioetica…) possa mettere in ombra la morale matrimoniale di Familiaris Consortio e Humanae Vitae. Qual è la sua opinione?

Per 15 anni a Brescia ho diretto l’ufficio di Pastorale della Famiglia ed è stata un’esperienza di grande arricchimento. Un’esperienza profondamente segnata da Familiaris Consortio e da Humanae Vitae, testi del Magistero che hanno ispirato la mia azione, così come ero capace di realizzarla  nella mia diocesi. Già in quei documenti potevo cogliere una visione a tutto campo della famiglia. E non è una novità la visione a tutto campo. Già documenti della Chiesa italiana come Evangelizzazione e Sacramento del Matrimonio – andiamo indietro al 1975 – evidenziano lo sguardo ampio della Chiesa. La prospettiva ecclesiale non è mai stata un discorso solo morale o a sfondo antropologico, è sempre stato un discorso ampio a diversi livelli. Familiaris Consortio e Humanae Vitae sono stati documenti che hanno aperto una visione a tutto campo. Oggi dobbiamo riconoscere che il campo continua ad allargarsi, ampliarsi, modificarsi. Abbiamo sempre bisogno di rileggere quei documenti lasciando che il contesto odierno ci interpelli. (FONTE)

Qual è il confine tra teologia e filosofia religiosa? Probabilmente è quando un uomo, interpellato sia da Cristo che da un filosofo, dà più credito al filosofo che al Salvatore.

La dichiarazione in esergo suggerisce che, davanti alle questioni cruciali della morale cattolica, si preferisca bruciare un grano di incenso piuttosto a Comte che al Redentore. Bene lo sforzo del Magistero – leggo tra le parole citate – ma più importante è chinarsi alla logica evolutiva comtiana, anziché tener duro sui valori arditi che Vangelo e Tradizione ci hanno lasciato.

Cito Comte, tra i molti, quale esemplare del pensiero progressista post-illuminista.

E cosa insegna Comte? Cosa insegna il pensiero Illuminista? Insegna che l’umanità evolve. Essa passa anche da fasi quali la religione e la filosofia classica, ma al modo in cui un insetto supera varie metaforfosi prima di giungere alla forma adulta, lasciando poi alle proprie spalle gli esoscheletri o i bozzoli delle fasi giovanili.

Cito Comte, anche per il suo impegno pioneristico nel campo della Sociologia, che è una disciplina ampiamente invocata nel rimodellamento del concetto familiare cattolico.

Evidentemente il progresso e l’evoluzione della fede e dell’idea di famiglia urgono più che la fedeltà alla morale cattolica classica.

Peraltro, sostenere che “Familiaris Consortio e Humanae Vitae sono stati documenti che hanno aperto una visione a tutto campo” fa sorridere. I santi Paolo VI e Giovanni Paolo II, se pure hanno manifestato apertura in molti aspetti del loro Pontificato, non l’hanno fatto certo coi succitati documenti. Anzi.

Dunque rimaniamo con alcune domande. Un Istituto Giovanni Paolo II che non si riferisce più all’insegnamento dell’uomo di cui porta il nome, e una morale cattolica che strizza l’occhio a Comte e al modernismo più che a Cristo: dove stiamo andando? Perché? Chi ce lo ha chiesto? In quale passo della Scrittura o della Tradizione si comanda di rimodellarsi e adeguarsi ai tempi? Chi ci assicura che questo non sia un non “essere fedeli nel poco” foriero di pene eterne?

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