Halloween. Celebrare il vuoto e non gli eroi

Ogni epoca ha bisogno dei suoi eroi. I giorni nostri non fanno eccezione. Molte persone mancano di punti di riferimento, di grandi uomini e donne che insegnino come agire nei momenti di crisi. Di conseguenza, avere un’occasione per conoscere e interrogare questi personaggi è utile non solo al singolo individuo, ma, di riflesso, anche all’intera società. Questo pensiero vale soprattutto per quel fenomeno commerciale che è la festa di Halloween, da poco passata.

Non farò una rassegna dei pro e dei contro della festa, né la sua storia, né dei legami con altre pratiche di carattere occulto (se non propriamente satanico). Tutto il contrario. Voglio invitare a riflettere su quanto la festa di Halloween sia inutile (quando non dannosa) se posta in rapporto alla festa di Ognissanti. Ma, ci tengo a sottolineare, da un punto di vista civile e laico.

La festa di Halloween è sfruttata abilmente, come tante altre occasioni, in un’ottica principalmente commerciale, mentre la sua origine interessa, in realtà, solo i pochi addetti del mestiere. Per poter sfruttare questa ricorrenza è necessario abituare la gente a festeggiarla e a farlo in un determinato modo. Vi è dunque un’accurata preparazione, un coinvolgimento di tutte le attività commerciali, la partecipazione dell’autorità civile. Il tutto davanti ad uno sfondo macabro, perché, seppur in forme fantasiose o divertenti, i soggetti della festa appartengono alla sfera della morte e del truculento.

I bambini la percepiscono come un evento giocoso, e passano alcune settimane avvolti da queste eccentriche ambientazioni. Andando in su con l’età, adolescenti e giovani la sfruttano come occasione per fare festa, con il particolare della mascherata e del costume da qualsivoglia creatura delle tenebre. Se vista su un piano superficiale, la festa ha una sua facciata caratteristica, ma null’altro. Il suo significato interessa a pochi, ed è normale dato che non appartiene alla nostra tradizione. Se poi si va ad approfondire il  valore che la ricorrenza ha per il mondo dell’occulto si scopre ben altro, ma di questo non verrà discusso qui.

Dunque il giorno dei santi e dei morti ha ormai preso questa caratterizzazione. Anche se non ci venisse detto nulla, capiremmo benissimo che si tratta degli ultimi giorni di ottobre da tutte le decorazioni che tappezzano. La festa ormai è diventata questo.

Dove sta il male? A cosa si è sostituita? Non alla festa dei morti, poiché in un certo senso li richiama esplicitamente, bensì alla festa dei santi.

Mettendo per un momento da parte l’aspetto religioso, i santi si potrebbero definire uomini e donne che hanno costituito eccezionali esempi di virtù: nella carità, nell’ascesi, nel prendersi cura del prossimo, nello studio, fino all’estrema e fatale coerenza dei martiri. Esempi di virtù che hanno colpito non solo i credenti, ma anche i non credenti e gli appartenenti ad altre religioni. La festa di Ognissanti ricorda dunque questi grandi uomini e donne. Anche per un non credente dovrebbe essere evidente il patrimonio di cultura e di insegnamenti che queste persone hanno lasciato (e continuano a lasciare) a noi contemporanei.

Ogni età ed ogni categoria ha i suoi santi. San Domenico Savio e sant’Agnese per i bambini; il beato Carlo Acutis e Chiara Luce Badano per i ragazzi; i coniugi Martin per i genitori; santa Monica per le madri; san Giuseppe per i padri; san Giorgio e san Michele Arcangelo per i combattenti. Si potrebbe andare avanti per moltissime pagine. Vi sono esempi per tutte le età, per tutte le categorie, per tutti i mestieri. Esempi di virtù per ogni persona. Un immenso patrimonio di comportamenti virtuosi da cui attingere. E sono questi i protagonisti di Ognissanti.

Nel momento del bisogno, perché non sfruttare le esperienze di vita di queste persone straordinarie e ricavare qualcosa di buono anche per i giorni nostri? Questa è la vera domanda che dovremmo porci. Difronte alla possibilità di ricordarli ( e quindi di conoscerli), perché sprecare questo tempo prezioso nel vortice consumistico e aperto all’occulto di Halloween? Non è mai semplice ribaltare una consuetudine, ma capire gli assoluti benefici che la vera festa può dare, è un notevole passo avanti.

Cosa poter fare dunque per tornare a valorizzare Ognissanti? Intanto attuando un notevole sforzo educativo nel mostrare come sia molto più conveniente avvicinare le persone alle figure dei santi piuttosto che alla vuota e macabra manifestazione di Halloween. Partendo dall’infanzia, facendo conoscere a bambini e giovani la loro storia e ciò che hanno realizzato. Togliere tempo ad inutili decorazioni, dedicandosi piuttosto a progetti che mettano al centro santi vicini ai bambini e ai ragazzi, per mostrare come la virtù sia tutt’altro che un’utopia. Per gli adulti si potrebbero creare momenti di approfondimento, soprattutto di temi come l’immensa produzione letteraria, religiosa, storica e filosofica che i santi hanno lasciato. Altra proposta possibile: il ruolo dei santi e delle sante nelle grandi battaglie sociali. Incontri, cicli di conferenze, percorsi tematici. Potenzialmente le iniziative sono numerosissime, e i benefici, credo, evidenti. 

Riappropriarsi della festa di Ognissanti non può assolutamente definirsi “una cosa da bigotti”, né la riproposizione di una ricorrenza ormai priva di significato. Al contrario, essa può rivelarsi una grande fonte di benefici per l’intera società, sia per i credenti che per i laici. Inoltre le verrebbe nuovamente attribuito il profondo significato che le spetta e di cui godeva in passato; cosa utile per toglierla dal cortocircuito commerciale e occulto in cui è ormai scaduta.

Non vi sono controindicazioni nel tornare a guardare ai santi. Tornare a dar loro valore non è un peso, ma una delle cose di cui avremmo più bisogno.

6 – 11 – 2019                                                                                                 Tommaso

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