Dis-educati dalla scuola

Ritorna il friday for future, e ancora si parla di cambiamenti climatici, della crisi ambientale del nostro tempo e via discorrendo. E’ la battaglia ideologica che viene oggi prostrata sugli altari del politicamente inutile. Il ritorno di questo evento mi ha riportato alla mente ciò che qualche settimana fa è stato dichiarato dall’attuale ministro dell’istruzione, Lorenzo Fioramonti, in merito alle ore che, dall’anno accademico 2020/21, saranno dedicate al cambiamento climatico ed allo sviluppo sostenibile; vorrei ricollegarmi a questo per riproporre alcune riflessioni.

Credo che nessuno, in coscienza, possa dire che il problema del cambiamento climatico non esista. La terra muta, e questo processo lo viviamo in prima persona. L’ingerenza umana ha sicuramente un suo peso; abbiamo costantemente davanti agli occhi le prove della mancanza di sensibilità che l’uomo ha per il suo ambiente. Detto ciò bisogna stare attenti per non cascare nell’isteria tipica dell’ideologia politica, in particolare in quella che tende ad elevare la situazione problematica di turno a battaglia salvifica per il genere umano.

Riflette bene questa tendenza il ministro dell’istruzione e le nuove proposte che ha messo recentemente in campo. Secondo le sue parole: « I giovani chiedono cambiamenti radicali…». In realtà non sono i giovani a promuovere queste istanze, ma le seguono in modo fisicamente energico ma mentalmente passivo. Bisogna ammettere che è alquanto strano vedere come, prima del segnale della carica da parte degli ambienti di sinistra europei, praticamente nessuno si preoccupasse del problema ambientale. Dopo il fenomeno Greta tutti i giovani si sono scoperti ambientalisti incalliti, votati al supremo compito di difesa del pianeta, e di colpo non c’è più tempo e bisogna fare tutto subito.

Eppure fino a pochi giorni fa nessuno si interessava del problema. Diciamo che tra manipolazione e passività culturale, ognuno ci mette del suo. Ecco perché difronte alle parole del ministro non posso che dissentire, perché i giovani subiscono solamente un bombardamento mediatico che accolgono in modo sostanzialmente acritico. Qualche anno fa è stato lo stesso con le unioni civili, ora è il cambiamento climatico, domani non si sa…

Nemmeno la scuola si salva da questa deriva ideologica. Pare che dal prossimo anno l’ora di educazione civica sarà sostituita dall’approfondimento dei temi del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile, in un’ottica di attualizzazione della materia. Per cominciare, non vedo come l’educazione civica non sia attuale. La conoscenza del proprio paese, dei suoi meccanismi di governo e dei diritti e doveri di un buon cittadino appartengono già al passato? E’ un affermazione alquanto paradossale. Non solo. Questa “attualizzazione” va collegata anche a percorsi tematici analoghi in materie come fisica e geografia.

Non si percepisce una certa distorsione ideologica di questo progetto? Andiamo avanti.

Dalle ultime iniziative viene spontaneo chiedersi che cosa si vuole che la scuola insegni. I primi segnali sono tutt’altro che positivi. Andare a protestare per il clima (per quale precisa ragione poi? I riscaldamento globale, i rifiuti, gli sprechi? Poco importa, basta fare qualcosa…) perdendo una mattina di scuola è lecito, anzi incentivato con la giustificazione; rimanere a fare il proprio dovere non è però premiato.

Non solo, chi protesta per altre intenzioni che non siano strettamente legate all’agenda di sinistra (guarda la Marcia per la Vita) non può godere dello stesso diritto di assentarsi da scuola. E’ un pericoloso segnale della mancanza di libertà che si mette in atto attraverso le istituzioni, che diviene ancora più grave perché riguarda un luogo di formazione coma la scuola.

Si potrebbe, in realtà, vedere questo progetto come un’iniziativa positiva, costruttiva. Potrebbe essere così, se non fosse asservita, ripeto, ad un’ideologia. Intanto perché andrebbe a scapito di una materia molto più importante e concreta, eppure già abbastanza trascurata ( perché bisogna continuamente sostituire e non si riesce a migliorare ciò che si ha?). In secondo luogo perché crea una discriminazione tra battaglie di serie A e battaglie di serie B. Le prime a servizio dell’ideologia, quindi giustificate, mentre tutte le altre no perché propagandate dai malvagi sovranisti.

Volendo fare alcuni collegamenti (forse azzardati, ma credo neanche troppo) tra questo progetto e il discorso di novembre di Grillo di permettere il voto ai sedicenni, si potrebbero notare alcuni dettagli interessanti.

La tendenza, ad esempio, che la sinistra ha, in questi tempi, di farsi paladini delle minoranze per fermare l’emorragia di consensi. E’ arrivato il turno degli ecologisti. Quale mossa migliore che “educare” immediatamente le giovani generazioni all’allarmismo climatico indiscriminato, mostrandosi al contempo come gli unici che hanno a cuore queste problematiche? Sono dinamiche già viste, non c’è da stupirsi, però fa sempre un certo effetto notare come certe storie si ripetano.

Per concludere voglio ricordare una pietra miliare del cinema del decennio passato. Nel 2005 usciva infatti Coach Carter, con Samuel Lee Jackson: la vera storia di un allenatore di basket che si trova ad allenare i ragazzi di una problematica scuola di periferia. Fin dall’inizio della stagione, Coach Carter ha detto ai suoi ragazzi che la loro priorità sarebbe stata studiare per andare al College. Se andavano male a scuola, smettevano di giocare per studiare di più. Nonostante le feroci critiche che il coach subisce per questo suo metodo, molti di quei ragazzi, alla fine del liceo, riescono, contro ogni aspettativa, ad andare al College.

E’ meglio che la scuola ritorni a dire ai ragazzi di essere presenti a scuola, insegnandogli che il successo scolastico è il loro primo compito e traguardo. Basta giustificarli perché si fanno servi di un’ideologia o di un problema elevato a tale.  Anche perché studiando avrebbero qualche possibilità in più di ottenere ciò di cui hanno più bisogno: la libertà.

Tommaso

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